mercoledì, luglio 12, 2017

Intervista ai No Strange



Dopo FEDERICO FIUMANI dei DIAFRAMMA, al giornalista FEDERICO GUGLIELMI, ad OSKAR GIAMMARINARO, cantante e anima degli STATUTO, al presidente dell'Associazione Audiocoop GIORDANO SANGIORGI, a JOE STRUMMER, a MARINO SEVERINI dei GANG, a UMBERTO PALAZZO dei SANTO NIENTE, LUCA RE dei SICK ROSE, LUCA GIOVANARDI e NICOLA CALEFFI dei JULIE'S HAIRCUT, GIANCARLO ONORATO, LILITH di LILITH AND THE SINNERSAINTS, a Lorenzo Moretti, chitarrista e compositore dei GIUDA, il giornalista MASSIMO COTTO, a FAY HALLAM, SALVATORE URSUS D'URSO dei NO STRANGE, CESARE BASILE, MORENO SPIROGI degli AVVOLTOI, FERRUCCIO QUERCETTI dei CUT, RAPHAEL GUALAZZI, NADA, PAOLO APOLLO NEGRI, DOME LA MUERTE, STEVE WHITE, batterista eccelso già con Style Council, Paul Weller, Oasis, Who, Jon Lord, Trio Valore, il bassista DAMON MINCHELLA, già con Paul Weller e Ocean Colour Scene, di nuovo alla corte di Paul Weller con STEVE CRADOCK, fedele chitarrista di Paul, STEFANO GIACCONE, i VALLANZASKA, MAURIZIO CURADI degli STEEPLEJACK e la traduzione di quella a GRAHAM DAY, CARMELO LA BIONDA ai MADS, CRISTINA DONA', TIM BURGESS dei Charlatans, JOYELLO TRIOLO, SIMONA NORATO e la traduzione di un'intervista a RICK BUCKLER, MICK JONES, MONICA FRANCESCHI, SALVO RUOLO, MAURIZIO MOLGORA, PAUL WELLER, I RUDI e Michele MEZZALA Bitossi, IACAMPO, FIVE FACES, Geno De Angelis dei JANE J's CLAN, Stefano Ghittoni dei DINING ROOMS, ANTONIO GRAMENTIERI dei SACRI CUORI, CLAUDIO FUCCI, direttore e responsabile della case editrice VOLOLIBERO, a MILO SCAGLIONI, a MICHELE GAZICH, GIANNI MIRAGLIA, Alexander Karl Gold, Matthew Berth dei G91 e Ratlock, oggi tocca ai NO STRANGE.

Le precedenti interviste sono qua:
http://tonyface.blogspot.it/search/label/Le%20interviste

INTERVISTA di CESARE BUTTABONI

I No Strange sono un nome storico della psichedelia italiana.
Il recente libro “No Strange e sogni correlati” che ripercorre la loro storia all’interno della cultura psichedelica italiana e internazionale ci ha dato lo spunto per fare qualche domanda a Salvatore “Ursus” d’Urso e Alberto Ezzu su questa significativa pubblicazione.

1.
Siete diventati noti all’interno della scena neopsichedelica italiana degli ’80.
Pero’ rispetto a molti gruppi del periodo avevate uno spessore culturale piu’ profondo: avete iniziato a suonare negli anni’ 70 come Ra-Gebel e No Strani per cui la vostra esperienza viene da molto lontano.
Cosa vi ha spinto a pubblicare il libro “No Strange e sogni correlati”?


SALVO URSUS :
- Difficile dire se questo spessore culturale fosse più o meno profondo,di sicuro ciò che emergeva in quel periodo,che non era certo contraddistinto da una particolare ricerca del colore e delle sensazioni positive nella musica come in altre forme espressive,era che noi No Strange sembravamo una anomalia temporale : adottavamo linguaggi e modi di proporci,sia estetici che musicali,che parevano ormai dimenticati o sepolti sotto un decennio di pregiudizi o sotto la nostra frustrazione per non aver realizzato quelle "utopie" che della stessa psichedelia costituivano la radice,con il fiorire della "controcultura" nei tempi in cui eravamo poco più che bambini. Queste radici sono sempre state presenti nelle nostre opere,sia musicali che letterarie o grafiche,per cui la tentazione di mettere buona parte di tutto questo humus culturale in un testo,che rimanesse come testimonianza del nostro percorso,ci ha presto portati a realizzare IL LIBRO,reso possibile grazie all'apporto fondamentale della nostra guida Fabrizio Della Porta (giornalista che già conoscevamo da decenni) e dei nostri producers di Area Pirata,la stessa label che ha pubblicato i nostri ultimi dischi in CD ed in vinile (mentre l'altra nostra label produttrice,Psychout Records,è qui presente come ospite nella persona di Cosimino Pecere).

2.
Il libro e’ un vero e proprio “viaggio psichedelico” che ripercorre la vostra storia personale dagli albori fino ad ora. Oggi il contesto culturale e’ pero’ profondamente cambiato e sembra esserci meno spontaneita’ e creativita’ rispetto agli anni ’60 e ‘70.
Qual e’ l’attualita’ della psichedelia?


- SALVO URSUS :
- L'attualità della CULTURA psichedelica (la parola "cultura" oggi sembra spaventare in molti,anche per questo la ripetiamo spesso) secondo noi è proprio questa: far valere il peso della propria storia,che è comunque personale e non definibile in un qualsiasi movimento di massa o in una forma ideologica,per continuarne la ricerca dentro noi stessi...non c'è un punto di arrivo,probabilmente,ma ci sono moltissimi (e variegati) punti di partenza,che nel libro abbiamo descritto come dei pianeti,visitati uno alla volta in una sorta di VIAGGIO ipotetico,composto non solo di parole ma anche di immagini a colori forti e da sensazioni particolari.
Non a caso,dopo una breve introduzione di Antonello Cresti,il primo capitolo si apre con il racconto di esperienza vissuta a firma del poeta Gianni Milano : lui in qualche modo è testimone di una stagione primordiale,ma irripetibile, di quanto è stato l'autentico underground in Italia.
Gianni fu collaboratore con Allen Ginsberg e con Fernanda Pivano delle prime riviste psichedeliche negli anni 60 (come "Pianeta Fresco" e "Paria") ed organizzatore di sit-in contro la guerra,proteste anti-militariste e anti-sistema,reading di poesie in piazza,viaggi in autostop,formazione di comunità libertarie ed al centro di ogni situazione creativa immaginabile...io personalmente lo incontrai già una quarantina di anni fa,grazie alla comune amicizia con Giulio Tedeschi (anche lui poeta underground e poi divenuto leader della Toast,come molti sanno).
Da quel primo capitolo si passa poi ai nostri personali ricordi...poichè Gianni descrive le atmosfere nel pieno dell'epoca sixties-beat,noi partiamo invece dalla nostra seconda infanzia e adolescenza,volendo stabilire una data precisa diciamo intorno al 1969 / 1970.
Io ed Alberto ci conoscemmo sui banchi della scuola media nel 1971,ma già indirizzati nei gusti e nelle tendenze dai nostri fratelli,parenti ed amici più adulti...da lì deriva tutto il nostro attaccamento a determinate radici e situazioni,che non sembrano essere mai passate (come dicevo prima) ma anzi,riprendono forme sempre diverse e sempre più espanse,come un collage,un mosaico infinito.

ALBERTO EZZU
- La “psichedelia” come fatto musicale, sinceramente, non so neppure se si possa dire che esista ancora. Mi spiego meglio. Esistono molti gruppi, più meno giovani, che si rifanno a questa parola.
Molti prendono in prestito una strumentazione sixties, qualche camicia colorata e voilà, il gioco è fatto. Personalmente non ho niente contro questo atteggiamento. Ognuno è libero di fare quel che più gli aggrada. Se non fa del male agli altri, ben venga. Ma quello che noi intendiamo per psichedelia è altra cosa, Non c’è bisogno di vestirsi in un certo modo per far passare agli altri quello che pensi, quello che sei. L’atteggiamento di tutti i giorni, da quando fai la fila dal panettiere sino alla stesura di un libro, ricalcano quello che è tuo, quello che ti compete, che ti muove.
Un gran senso di libertà verso la natura, le persone, le cose. Un lasciare che le cose accadano senza anteporre il nostro piccolo, arcigno ed ed egoista “io”. Il mondo esiste anche senza di me. La mia parte è piccola, ma cerco di farla al meglio, tutti i giorni.
Non è un atteggiamento religioso, ma sicuramente è un atteggiamento spirituale. Credo che “rispetto” sia la parola che meglio può tradurre “psichedelia”. Rispettare se stessi e la nostra natura, che sia con la “n” minuscola o con la “N” maiuscola… la Natura, che poi ognuno può interpretarla come meglio crede. Quando le religioni non impongono a nessun un comportamento, possono essere una cosa importante, di crescita. Per questo, però, preferisco parlare di spiritualità, perché spesso le religioni credono di sapere cosa sia meglio per me e per gli altri…e spesso lo impongono nelle maniere più truci…vessatorie.

3. Nel libro ci sono le testimonianze personaggi mitici come Twink (Pretty Things, Tomorrow, Pink Fairies). Peter Daltrey dei Kaleidoscope, Judy Dyble, James Lowe degli Electric Prunes, Brian Godding dei Blossom Toes. Ne viene fuori un ritratto colorato di un’epoca irripetibile. C’e’ un filo rosso che vi lega ancora oggi a questi nomi? –

SALVO URSUS
- Questi nomi fanno parte dei nostri ascolti abituali,che risalgono proprio all'adolescenza a cui accennavamo prima,ma ci sono anche protagonisti di quel "beat" e "pop" a noi molto più vicini geograficamente.
Infatti hanno un certo peso le piccole testimonianze di musicisti storici dell'area torinese,quali Piercarlo Bettini dei Ragazzi del Sole,Spartaco Nagliero dei Fantom's,Marcello Capra,chitarrista molto conosciuto sia per esperienze passate nei Flash e nei Procession che per la presente attività solista ed insieme ai Glad Tree...inoltre lascia esterefatti che già nel 1967 a Torino vi fosse una formazione chiamata LSD,con il bassista Enzo La Malva poi approdato ai Volti 70 (tuttoggi in attività).
Tutte queste testimonianze si incrociano con quelle di donne straordinarie come Jutta Nienhaus degli Analogy e dei nomi già citati da te,in ambito internazionale.
La cosa che trovo straordinaria in questi artisti è l'assolutà umiltà e la voglia infinita di rimettersi in gioco a qualunque età,senza preconcetti nè paternalismi del tipo "Lei non sa chi sono io",che invece purtroppo abbiamo riscontrato in diversi esponenti della cosiddetta "nuova ondata". Temiamo che si sia un po' persa questa predisposizione al gioco ed alla creatività in quanto tale,per cui il libro potrà servire,magari,come un piccolo riscatto della storia rispetto ad una "modernità" non sempre felice e disinteressata. Oltretutto vorremmo sottolineare che tutti i testi sono stati raccolti da Fabrizio Della Porta,attraverso un mezzo così tanto bistrattato quale internet (in particolare facebook),anche per dire che i MEZZI non vanno mai demonizzati,ma semmai utilizzati per scopi positivi e intelligenti...generalizzare in tal senso e creare divisioni tra sistemi "buoni" e sistemi "cattivi",penso che non abbia ragione di essere : le classificazioni si insidiano nelle nostre menti,ma spesso non ci accorgiamo di quanto esse ci condizionino. L'uso che si può fare di certe tecnologie è importante,purchè non si confonda mai il mezzo con le finalità stesse.

4.
Avete anche coinvolto anche altri personaggi appartenenti alla scena neopsichedeica italiana come Marco Conti dei Technocolour Dream e Lodovico Ellena degli Effervescent Elephants. Com’era il vostro rapporto con la scena neopsichedelica degli anni ’80?
Pensat si sia trattato di un periodo di particolare fermento creativo in cui c’erano buone vibrazioni? Avete provato a coivolgere anche altri nomi di quel periodo nel libro? E attualmente come vedete la situazione musicale che vi circonda?


FABRIZIO DELLA PORTA -
Il mio rapporto con la scena neo-psichedelica degli anni ’80 può essere riassunto in due parole: pienamente formativo. Ho avuto la fortuna di lavorare a Radio Torino Popolare dall’inizio degli anni ’80 e quando è scoppiato il boom della neo-psichedelia italiana ero già sul pezzo. Ho richiesto tutto il materiale possibile, sia su vinile, sia su cassetta, e ho cominciato a trasmettere in continuazione il materiale ricevuto.
Tutto questo è stato reso possibile dal naturale esaurimento della new wave e dalla conseguente produzione industriale di materiale sixties-oriented.
Naturalmente ho avuto anche la possibilità, grazie ad amici “fidatissimi”, di poter ascoltare tutti gli originali usciti nel passato, vera miniera di pietre preziose a livello di ispirazione per i nuovi gruppi italici.
Tra le mie mani è passato gran parte del materiale della scena, quindi non solo dischi, ma anche fanzine, cassette, riviste e tutto ciò non ha fatto altro che invogliarmi al recupero del passato. Penso che sia stato un bel periodo, pieno di creatività e di buone vibrazioni.
Un periodo con sonorità non standardizzate, ma piene di sfaccettature, spesso non ricollegabili le une alle altre, ma sempre con caratteri distintivi tali da poterle inquadrare nel genere neo-psichedelico. Non dimentichiamoci comunque che nella nostra tanto bistrattata Italia la creatività non è mai mancata e anche in quegli anni la produzione è stata incredibile, allo stesso livello del punk di fine ’70 inizio ’80 e della new wave, con qualche richiamo esterofilo ma anche con una buona dose di innovazione. La scelta dei personaggi da intervistare è stata abbastanza complessa. Volevamo dare al libro un taglio di un certo tipo.
Volevamo incentrare l’attenzione sul significato pregnante di psichedelia, sulle sue mille sfaccettature, prendendo spunto dalla ricostruzione della storia dei No Strange. Quindi non un libro su di loro, ma una visione d’insieme sulle varie tematiche che il termine ispira.
Quindi non solo persone che avevano avuto la fortuna di vivere in quel periodo (anni 60/70), ma anche persone che per qualche motivo, negli anni successivi, si sono sentiti addosso quell’influenza o quel modo di vivere la vita. Alcuni sono stati contattati e non hanno voluto partecipare, altri pensavamo potessero partecipare al progetto ma alla fine non erano stati così influenzati………..
Per quanto concerne, infine la situazione musicale attuale, la vedo piuttosto statica. Ho ascoltato musica per 42 anni, sono passato attraverso tantissime fasi, dal rock dei ’70, al primissimo punk, alla new wave, al dark, alla neo-psichedelia, ho recuperato il prog e il kraut rock, ho sentito di tutto, ma oggi, ad essere sincero, c’è ben poco che mi emoziona. Evidentemente sono stato abituato male in passato, quindi, quando voglio ascoltare qualcosa di veramente interessante vado indietro nel tempo. Non è un ritorno nostalgico, ma semplicemente una mancanza di novità appetibili. Ogni tanto qualcosa di interessante fa capolino, ma è veramente raro……

5. “No Strange e sogni correlati” alla fine è una sorta di spaccato della cultura alternativa a 360 gradi e non riguarda solo la musica ma anche la grafica, i fumetti, la poesia, la letteratura, le filosofie orientali. La psichedelia è per voi una filosofia di vita?

ALBERTO EZZU -
Si, come ho detto, psichedelia è un modo di “essere”, non tanto di “fare”. Poi, chiaramente, noi siamo musicisti, grafici, poeti…il proprio essere si esterna in quello che siamo, che sappiamo fare meglio. Che la psichedelia sia stato un fatto storico è ovvio, pertanto musica di un certo tipo, camicie e chitarre ne fanno parte, ma se stiamo a vedere già negli anni ’70 e ’80, quando quella forza primigenia si era smorzata, in altre parti del mondo, al di là dell’America e dell’Inghilterra, la psichedelia si è trasformata.
In Italia e in Germania ha preso forme diverse. Ancor oggi, per tornare alla domanda sull’attualità della psichedelia, questo pensiero aleggia in molte persone, anche giovani. Non è un fatto di età. Certo, chi ha vissuto gli anni ’60 è legato a quel periodo e forse ha vissuto modalità di aggregazione che oggi sembrano impensabili, ma non è detto che l’esserci stato, in quegli anni, dia la patente per capirla meglio. Anche Dante Alighieri lo leggiamo e lo capiamo oggi…non credo ci sia più qualcuno vivo dei suoi contemporanei! Ma la scrittura è stata una buona invenzione umana, riesce a trasmetterci il pensiero che sottende ad un movimento, a delle azioni, a dei perché. Non tutto quello che fa l’uomo è positivo, ma di quanto lo è, beiamoci, no? Per tornare ad oggi, mi sembra che il periodo sia piuttosto confuso.
Persone dalla morale minima, squallide, piccole, cercano di confondere le acque dicendoci che tutto è uguale, che un pensiero ne vale un altro, ma non è così. Oggi molti, troppi, credono di avere la possibilità di parlare di qualsiasi cosa. Pontificano su cose che il giorno prima neppure sapevano esistere. Forse dovremmo tornare un po’ più coi piedi per terra.
Capire che i social, ad esempio, sono una buona risorsa per conoscerci, per dialogare, ma non per offenderci e cercare di avere sempre ragione. Psichedelia, secondo me, è quello che diceva Ginsberg, allargare l’area della consapevolezza.
Una volta qualcuno pensava fossero le droghe ad aiutarci in questo allargamento, oggi forse pensiamo sia la “rete” ma, in fin dei conti, sempre di noi parliamo, di uomini. E l’uomo, una volta tolte le maschere, le camicie ed ogni sovrastruttura, è nudo!

6. Pensate di avere un approccio nostalgico all’esistenza considerando che oggi è tutto omologato?

ALBERTO EZZU
- Non ho neppure nostalgia dei miei capelli!!!
Figurati se ho nostalgia di qualcos’altro. Oggi sono come sono…e devo accettarlo. A dieci anni giocavo con le biglie, a venti mi innamoravo e oggi… beh, oggi continuo ad esserlo, innamorato!
Comunque, ogni età ha le sue priorità e devo dire che la nostalgia non fa parte della mia natura. L’omologazione è dentro di noi, non fuori. Ho conosciuto quattordicenni vecchi, che oggi ne hanno sessanta e continuano ad essere vecchi. Omologazione è quando accetti che tutto sia uguale, non quando gli altri te lo impongono.
E’ proprio questa la differenza. Poi, io Ursus e Fabrizio questo atteggiamento lo chiamiamo psichedelia, ma il nome è relativo.

7. Dopo questo libro quali sono i vostri progetti futuri?

- SALVO URSUS:
- Il futuro,in un certo senso,lo stiamo già vivendo adesso,poichè mentre siamo così impegnati nella diffusione di questo libro (che per noi ha una importanza reale e per niente trascurabile),abbiamo già in cantiere la produzione di un nuovissimo album,in cui parteciperanno nuovi collaboratori musicali,tra cui l'ultimo acquisto (in ordine di tempo) dei No Strange,che risponde al nome di Matteo Martino,studioso di musica elettronica e di sintetizzatori presso il conservatorio di Torino (sì,in effetti è anagraficamente molto più giovane di noi) e della corista Paola Scatena,a cui si aggiungeranno altre voci provenienti dalla scuola di canto armonico guidata da @Alberto Ezzu...nel nuovo lavoro discografico ci sarà oltretutto un legame con lo stesso libro di cui discutiamo oggi,grazie alla voce recitante di Gianni Milano,autore della poesia (scritta in età giovanile) che darà il titolo a tutto l'album : "Il sentiero delle tartarughe".
La pubblicazione è prevista nell'autunno del 2017. Oltre alla già consolidata produzione delle due label Area Pirata e Psychout,avremo un intervento scritto (tra le note di copertina) del noto giornalista Federico Guglielmi,sia in italiano che in lingua inglese.
I nostri dischi stanno avanzando sempre più in territorio estero,come già era accaduto in passato con le produzioni della Toast records.

3 commenti:

  1. Grazie a Tony,a Cesare e naturalmente ai grandi artefici di AREA PIRATA (Tiziano e Jacopo) che hanno reso possibile la pubblicazione del libro. Le foto qui presenti le hanno scattate Lorenzo Mascherpa e l'artista psichedelico Matteo Guarnaccia (anche lui collaboratore del testo) e naturalmente è riconoscibile il poeta Gianni Milano : autentica guida spirituale di tutto il movimento underground in Italia,dagli anni 60 fino ad oggi.

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  2. No Time No Space No Strange
    C

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  3. Ho saputo adesso che il libro comparirà per la categoria Saggi del Premio Macchina Da Scrivere 2017. Altra bella soddisfazione per noi autori,ma anche per i collaboratori spero (compreso Tony,ovviamente) :-)))

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