lunedì, agosto 14, 2017

Canzoni per Ferragosto



Una lista di brani, usciti nel 2017, che potrebbero fungere da buona colonna sonora per il pranzo di Ferragosto.

THE RIDE - Charm Assault
https://www.youtube.com/watch?v=nW_lRP2RqX8

PAUL WELLER - Wo see mama
https://www.youtube.com/watch?v=5x1aE8AFd_0

STONE FOUNDATION + PAUL WELLER
https://www.youtube.com/watch?v=_YH41fghDdE

CHILDHOOD - California light
https://www.youtube.com/watch?v=EJcB5QsMI_g

GOSPELBEACH - Strange days
https://www.youtube.com/watch?v=ORbQ7RNBJxc

CHARLATANS - Palstic Machinery
https://www.youtube.com/watch?v=2xiwZEeP1LU

SONGHOY BLUES - Bamako
https://www.youtube.com/watch?v=xUPVVLxVX9w

JULIANA HATFIELD - Short fingered man
https://www.youtube.com/watch?v=CgLgtcuxeAY

LITTLE BARRIE - Love or love
https://www.youtube.com/watch?v=bX6XC_6TDzw

SLEAFORD MODS - B.H.S.
https://www.youtube.com/watch?v=GQZN01Cqzek

ERA SERENASE - Letargo
https://www.youtube.com/watch?v=7Uhvx7bWL7w

venerdì, agosto 11, 2017

Augusto Manzo



A CURA DI ALBERTO GALLETTI

Rileggendo alcune pagine del grande Beppe Fenoglio sono riandato ad alcuni viaggi, quasi tutti in vespa alla volta della Riviera, attraverso quelle ‘sue’ colline così presenti nella sua opera.

Ma la comparsa nel racconto del campione di balon, il famoso pallone elastico, Augusto Manzo, mi ha rimandato ben più indietro, a vacanze estive di trent’anni e passa fa, sempre al mare, sempre a Ponente. In particolare a lunghe pedalate pomeridiane da Andora lungo la strada di Testico, niente ombra, una bici, quasi sempre una graziella scassata che in caso di furto non avrebbe lasciato troppi rimpianti, perché ne fregavano parecchie e qualcuna ce la fregarono davvero.
Gambe mulinanti e al massimo duecento lire in tasca. Insieme ad altri due/tre coetanei, amici fissi di villeggiatura, in marcia verso lo Sferisterio di Stellanello per assistere ad una partita di pallone elastico.
Sole canicolare, strada in leggera salita, ombra neanche a parlarne e il riverbero della calura che sale dall’asfalto e ‘muove’ la strada e sembra scioglierla, niente acqua, sete e 4/5 chilometri di pedalata faticosissima.
Ma poi eccoci qua arrivati davanti allo sferisterio, appoggiamo le bici al muro, le incateniamo tra loro ed entriamo, prima cosa un ghiacciolo.
Ricordo che fu una bella rivelazione. Rimasi affascinato da quel gioco sconosciuto e che pure pareva così popolare in quel posto a me così familiare e del quale non sapevo niente. Mi piacque questo lo ricordo. Ci tornai qualche altra volta negli anni a seguire poi, dagli anni 90, più. Le regole le ho dimenticate.

Ma che il gioco fosse grosso, da quelle parti, quello si lo ricordo. E l’ho collegato a ritroso proprio ieri, mentre rileggevo quelle belle pagine in cui Fenoglio descrive l’arrivo in paese del grande Augusto Manzo, il più grande campione di pallone elastico mai esistito, per visionare un giocatore locale da inserire nella sua squadra. Lo riporto non essendo in grado di riassumerlo senza diminuirne l’efficacia e rovinarlo: «La notizia si sparse in un baleno. Gente che stava a lavorare sulla mezzacosta di Mombarcaro fischiò verso casa perché venissero a ritirare le bestie e scese come si trovava, nelle flanelle fradice di sudore e nei calzoni impastati di letame. Quelli del paese già si stringevano intorno al campione. Augusto Manzo, campione italiano di pallone elastico, era arrivato da Alba su un’auto di piazza per visionare Sergio».

Augusto Manzo nacque a Santo Stefano Belbo (CN), il 20 agosto del 1911, primo di quattro fratelli, tutti sportivi, tutti pallonisti. La famiglia aveva però per lui un disegno diverso, Augusto sarebbe stato un veterinario. Fu iscritto al Ginnasio di Alba e poi al liceo classico di Torino, dove continuò gli studi appassionandosi al greco e al latino.

Augusto però si era già appassionato a qualcos’altro.
A quel gioco così caratteristico ed unico dei suoi luoghi natii, il pallone elastico. Cominciò a giocare da bambino e già a dodici anni vinse il suo primo trofeo nella categoria ragazzi. La passione si mantenne, anche se negli anni della scuola superiore intraprese, con buoni risultati, altre discipline sportive quali l’atletica leggera. Il lancio manco a dirlo, vista la sua abiltà di pallonista, era il suo forte.
Arrivò ad eccellere nei campionati studenteschi al disco, peso e giavellotto.
Ma intanto continuava col balon, e già nel 1928 vinse il campionato italiano giovanile. Augusto Manzo era un battitore, il giocatore più importante della squadra, quello dal cui servizio e dalla prima ribattuta possono dipendere i risultati.
Le squadre, o quadrette, si compongono di quattro giocatori: battitore, spalla e due terzini. Ma il battitore è l’uomo squadra, il capitano, quello intorno al quale si coagulano le passioni delle folle di tifosi e sportivi, gli interessi degli impresari che sostenevano finanziariamente le squadre e degli allibratori che di fatto sostennero il gioco in quel fazzoletto di Nord-Ovest dai primi del novecento agli anni ‘50 quando la Federazione Italiana, dopo grandi grandi sforzi, riuscì ad affrancare il Campionato Italiano dalla morsa finanziaria delle scommesse.

Alto, fisico asciutto e ben proporzionato, Augusto non disdegnava nessuna disciplina e fu, in età giovanile anche buon calciatore, ruolo centromediano, con l’Albese, allora militante in Seconda Divisione (la Terza Serie dell’epoca). Le sue prodezze non passarono inosservate e nell’estate del 1929 la magna Juventus scomodò osservatori e dirigenti, scatenando su di lui una corte serrata nel tentativo di farlo ricredere e abbandonare l’amata disciplina a favore del più popolare e remunerativo calcio.
Tanti, probabilmente tutti, avrebbero ceduto alle lusinghe di ‘Madama’ che vantava una formazione da leggenda, i primi tre solo per dire, Combi, Rosetta, Caligaris….e poi Orsi ‘il violinista’ e il grande Renato Cesarini, che praticava il balon a sua volta, che parlò ad Augusto di persona. Ma non ci fu nulla da fare, il giovane Augusto rimase sulle proprie convinzioni, di giocare a calcio a Torino, per grandi folle sconosciute, non gli andava.
Meglio il pallone elastico che preferiva profondamente e nel quale probabilmente eccelleva in modo ben più assoluto, e costituiva un legame forte con la sua terra, le sue colline e quella sua gente presso le quali il pallone era così fortemente radicato.
La famiglia pure non se la diede per inteso e appoggiò la decisione di Augusto con l’obbiettivo ancora non riposto di condurlo alla laurea in veterinaria.

Una scelta coraggiosa si, forse ….. ma anche una scelta dettata dall’attaccamento alle proprie origini, ai propri luoghi, a quelle colline e alla sua gente, un tutt’uno col balon, di gran lunga il gioco più popolare a livello locale, la disciplina che ti assurge al ruolo di protagonista assoluto tra i tuoi conterranei.
Qualcosa di più di un semplice sport, ma l’espressione di una parte di quotidianità importante, profondamente radicata nei luoghi e in quella società contadina magari povera, forse arcaica, ma incredibilmente sanguigna nel manifestare le proprie passioni.
Il pallone elastico non faceva (e forse ancora non fa) eccezione, con quei suoi campi lunghi e stretti, solitamente in fregio a un lungo muro, sempre incastrati nei centri cittadini, come lo Sferisterio Mermet il leggendario Maracanà del balon di Alba, o di paese e dove tutti gli abitanti si riversavano per celebrare questo autentico rito da consumare con una passione accesissima, per un gioco in se semplice, ma praticato con ferocia e coraggio, e naturalmente destrezza. Un mondo lontano.
Ed è in questo mondo che Augusto cresce, forma la sua prima quadretta insieme ai fratelli, tutti pallonisti, comincia a vincere tornei e ad attirare su di se l’attenzione delle folle.

Il volere della famiglia lo porta a Torino per compiere gli studi al liceo classico, ma nei fine settimana si precipita nelle natie Langhe per giocare a balon, e come abbiamo visto anche a calcio.
Nel 1930, dopo il clamoroso no alla Juventus, il ragazzo ottiene il suo primo ingaggio da professionista, l’ Eda Torino si assicura le sue prestazioni, in cambio di due mucche rivelerà poi il grande scrittore piemontardo Giovanni Arpino, grande appassionato di balon.
Uno scambio simile a quello incluso nel contratto che portò in bianconero un giovanissimo Giampiero Boniperti che invece a Torino andò di corsa. Il suo primo campionato va alla grande e l’Eda perde la finale contro il forte Neive, ma Augusto dovette rinunciare alla partita causa strappo alla schiena.
Il campionato del 1931 non viene disputato, ma Augusto si laurea campione italiano l’anno dopo, sempre per l’ Eda Torino, e poi ancora nel 1933 e nel 1935, nel 1934 ad ogni modo finisce secondo.
La sua classe e statura di giocatore si è ormai imposta a livello assoluto, concentrazione massima, grande reattività e poi i suoi colpi, autentiche bordate sparate da quell’avambraccio d’acciaio a oltre 100km/h, unitamente ad uno stile e ad una condotta di gara impeccabile, sempre nel rispetto di regolamenti, avversari e ufficiali di gara gli valsero l’ammirazione e acclamazione incondizionate delle folle.

Nel 1936 la chiamata alle armi vede Augusto prima a Roma, tra i Granatieri di Sardegna, e poi a Livorno.
Qui si avvicinò al bracciale, variante del pallone elastico dell’Italia centrale. Non gli ci vuole molto per impratichirsi ed eccellere nella nuova disciplina e con i labronici si aggiudica i titoli nazionali del 1937 e 1942.
Nelle natie Langhe nel frattempo l’imminenza della guerra, che di li a poco travolgerà tutto e tutti, ha portato alla sospensione delle attività ufficiali e per Augusto nei rientri dalle licenze ci sarà spazio solo per disputare qualche amichevole con vecchi amici e compagni.

La guerra termina lasciandosi dietro di se sofferenze inenarrabili, paesi svuotati, bombardamenti,rastrellamenti, lutti, e miseria . Anche l’attività del pallone elastico ne soffre.
Il gioco riprende con grande fatica, a Torino e Genova parecchi impianti distrutti nei bombardamenti non vengono ricostruiti e l’attività nei grandi centri quasi scompare.
Resiste, frammentata in una miriade di tornei organizzati dagli impresari degli sferisteri rimasti in piedi, concentrandosi perlopiù tra Langhe e Ponente Ligure.
Nel ’47 riparte zoppicando anche il campionato, ma deve sgomitare per mettersi in luce come competizione principe tra tutti quei tornei che, grazie al vorticoso giro di scommesse che sta loro intorno, sono in grado di far stare in piedi la baracca.

Il professionismo d’anteguerra è solo un ricordo.
La sua classe è rimasta intatta nonostante l’inattività del periodo bellico e l’Alba gli offre un ingaggio che Augusto accetta.
Con la compagine albese si laurea campione d’Italia per cinque anni consecutivi, dal 1947 al 1951.

Al termine di questo trionfale quinquennio, una nuova stella comincia a farsi largo nel firmamento del balon, Franco Balestra, imperiese, di 13 anni più giovane. I due daranno luogo ad un dualismo, frutto di una grande rivalità sportiva e localista che segnerà il campionato italiano nei dieci anni successivi dando luogo ad epiche ed accesissime sfide che segneranno l’affermazione di Balestra e l’inesorabile declino di Manzo.
La successione al trono avviene nella mitica finale del 1955 allo sferisterio di via Napione a Torino dove, nonostante la concomitanza con il derby Torino-Juventus, oltre 6.000 spettatori assisterono alla vittoria della SAPET Torino, che aveva ingaggiato Balestra per ben mezzo milione di lire, e alla fine dell’epoca di Augusto Manzo.
La passione non abbandona comunque il vecchio campione che, nonostante non riesca più ad aggiudicarsi il campionato, continua a giocare e a riempire sferisteri acclamato da tutti, pubblico e avversari, regalando ancora prestazioni di gran classe. Chiuderà definitivamente nel 1963, a 52 anni suonati, una carriera che lo ha reso leggendario dopo aver disputato qualcosa come 3.500 partite di pallone elastico e circa 1.500 di bracciale e colto rispettivamente 8 e 2 titoli nazionali.

Nel settembre 1982 rimase gravemente ferito in un incidente stradale , morirà pochi giorni dopo all’ospedale di Alba.
Aveva 71 anni.

A mio modestissimo parere un gigante dello sport italiano.

Chiudo facendomi ancora una volta aiutare, questa volta da Arpino, che disse di lui

«Talmente forte da non aver bisogno di intrallazzare.
Talmente umano e nobile da diventare subito amico di tutti.
Atleticamente dotato come pochi […], è stato uno di quei rari esempi di campioni-simbolo che riassumono in se stessi, in ogni gesto e ogni atteggiamento, il succo più segreto dello sport praticato».


Probabilmente se ne avessi vissuto l’epopea e ammirato le gesta sarei d’accordo con lui.

mercoledì, agosto 09, 2017

Give My Regards To broad Street



Give My Regards to Broad Street è il diciassettesimo album da solista di Paul McCartney ma soprattutto colonna sonora dell'omonimo FILM da lui prodotto e interpretato.
Uscito nel 1984 il film si rivelò un disastro finanziario, compensato da buone vendite dell'album.

Le riprese del film e la registrazione dell'album iniziarono nel novembre 1982 e continuarono fino al luglio dell'anno seguente.
Il film, in cui compaiono anche RINGO STARR, sua moglie Barbara Bach, Linda Eastman, (pure George Martin in alcune scene in sala di registrazione) è una sconclusionata storia, di rara bruttezza e di infimo spessore, male interpretata, spesso in modo evidentemente svogliato.

Paul inserisce una serie di re interpretazioni di brani dei Beatles molto simili agli originali (che Ringo si rifiutò di suonare) aiutato da David Gilmour, Dave Edmunds, John Paul Jones, Jeff Porcaro, George Martin), Wings e solisti più la nuova "No more lonely nights".
Film fortunatamente dimenticato....

lunedì, agosto 07, 2017

Kettlebell



La storia del KETTLEBELL (ghiria in russo) inzia nelle campagne, nei porti e nei mercati della Russia Zarista Zar.
Se ne parla già nel 1706 ma con una forma decisamente diversa. Venivano infatti utilizzate giare (da qui il nome ghiria) piene di terra o acqua per temprare i fisici di soldati o atleti dell'epoca.

La tipica forma a palla di cannone con manico arriva nel 1797 per ordine dello Zar Paolo I ed era utilizzato in agricoltura, come peso per zavorrare gli aratri, sia come pesi nelle bilance nei mercati e nei porti.
Divennero poi strumento di sfida in gare che prevedevano il sollevamento dei i kettlbells sopra la testa per più volte in un arco di tempo prestabilito. Il vincitore veniva considerato un Bogatyr, ovvero un guerriero eroico nella tradizione slava orientale.

L'Armata Rossa lo introdusse nell'esercito sovietico come strumento d'allenamento. Nel 1948 si tenne la prima gara ufficiale di Girevoy sport (sollevamento delle Ghirie) in Russia negli anni '80 il Ministero dello Sport sovietico lo ufficializzò come Girevoy Sport “Sport Etnico Ufficiale delle Repubbliche Socialiste Sovietiche”.
Nel 1985 vennero definite regole nazionali e le categorie di peso e venne codificato lo stile di esecuzione dei tre sollevamenti: Slancio, Strappo e Girata con Slancio.
L'uso si è lentamente propagato in tutto il mondo ed è molto usato come mondo.

Fonte: http://www.kettlebell.roma.it/storia-del-kettlebell

domenica, agosto 06, 2017

Vacanze



Come ogni anno il blog (non) va in vacanza e riduce i post a momenti più occasionali e saltuari.

sabato, agosto 05, 2017

Garden Art Fest 2017



Domenica 20 agosto a Pesaro al Garden Artfest 2017 parlerò di Ray Charles e Paul Weller.

Qui: https://www.facebook.com/events/467188636991828/

giovedì, agosto 03, 2017

Levi Henriksen - Norwegian Blues



Un romanzo delizioso quanto amaro, malinconico ma allo stesso tempo molto divertente, frizzante e intriso di una dolcezza spiazzante.

Vi si narra di un discografico che scopre in un remoto paesino norvegese tre ottantenni che furono piccole star del folk. Refrattari ad ogni contatto con l'industria discografica (e anche con il mondo) vengono conquistati dalla passione e del protagonista che diventa una sorta di membro della famiglia e li riporta a suonare e incidere. Ma...la vita riserva sorprese (dolci e amare).

Lettura estiva e non solo, consigliatissima.

Grazie a Silvio Bernardi e Iperborea per il gentile omaggio e spunto.

mercoledì, agosto 02, 2017

Il Velosolex



Il VELOSOLEX era (è) un bicimotore creato dall'azienda meccanica francese Solex, prodotto dal 1946 al 1988, la sua fabbricazione è stata ripresa in Ungheria dal 1993 al 2003. Dal 1997 una produzione di motori del Velosolex continua in Cina mentre nel 2007, grazie al nuovo motore elettrico e una rivisitazione stilistica a cura di Pininfarina) è stato presentato con successo al salone di Parigi e ha ritrovato popolarità in Francia.

Si presentava esteticamente come una bicicletta da donna ("la bicicletta che viaggia da sola") con ruote da 650 mm, un telaio costituito da un unico tubo curvo, saldato alla forcella di colore nero con sottili linee rosse e bianche sui parafanghi.

Ciclomotore economico (il consumo dichiarato era di un litro di miscela per 100 chilometri), dal prezzo contenuto e con la particolarità della trazione anteriore e della trasmissione a rulli (il propulsore era piazzato sopra la ruota anteriore).
La produzione cessò alla fine degli anni 80 quando non se ne vendevano più di 5.000 esemplari l'anno.

I due inventori, Marcel Mennesson e Maurice Goudard, ne realizzarono milioni di esemplari e fu, in Francia un argine all'invasione della Vespa e della Lambretta.

martedì, agosto 01, 2017

Black Merda



Piaceva molto a me e ai miei amici chiedere a Quarta Radio Piacenza un brano dei Black Merda (dopo aver scoperto che me possedevano una copia).
Non tanto per la musica in sè ma per sentire dire per radio la parola, allora così proibita, MERDA.


Tempo dopo, scoperta la black music, i BLACK MERDA mi tornarono alla mente e prese forma il profilo di un eccellente gruppo dalla vita breve ma dalle grandi qualità.

In effetti la band operava da tempo con il nome di SOUL AGENTS come supporto strumentale di EDWIN STARR (sono loro che suonano nell'immortale "War" ad esempio) ma suonarono anche con Wilson Pickett, Spinners, Billy Butler, The Chi-Lites, Joe Tex, Jackie Wilson, Temptations tra i tanti.
Decidono di crearsi una carriera in proprio alla fine dei 60's.
Cambiano nome in Black Murder Inc e subito dopo contraggono il nome nel gergale BLACK MERDA.

Lasciano due album, l'omonimo esordio del 1970, mirabile fusione di rock blues (palesemente vicino all'ultimo Jimi Hendrix a cui avevano dedicato l'esordio su singolo con una versione acida di "Foxy lady")) funk ma con anche elementi folk soul, rhythm and blues, blues, gospel.
Due anni dopo il secondo lavoro senza il batterista originale Tyrone Hite, il nome cambiato in MER-DA e un sound più vicino a Funkadelic e Sly and the Family Stone anche se molto meno incisivo dell'esordio.
Lo scarso successo indurrà i singoli musicisti a tornare al lavoro di session men.

A metà dei 2.000 si sono riuniti per una serie di concerti e nel 2006 hanno pubblicato il modesto "Renaissance" tra tentativi di riprodurre lo spirito funk e suoni sintetici da far rabbrividire (inclusa una versione di "A day in the life" dei Beatles di rara bruttezza).

lunedì, luglio 31, 2017

Luglio 2017. Il meglio



Foto da www.tarkus-magicmac.blogspot.it

Un elenco già lungo di nomi si affaccia già tra i candidati al top del 2016.
Gospelbeach, Paul Weller, Stone Foundation, Charlatans, The Ride, Little Barrie, Strypes, Don Bryant, Godfathers, Sleaford Mods, Como Mamas, Songhoy Blues, Sinkane, Juliana Hatfield, Gemma & the Travellers, Ani Di Franco, Kevin Morby, Neville Staple, Will Sessions tra gli stranieri, Edda, Cut, Julie's Haircut, Senzabenza, Cesare Basile, Diplomatics, Don Antonio, Gang, Strato's, Five Faces, Todo Modo, Love Thieves tra gli italiani.


ASCOLTATO

STRYPES - Spitting image
Terzo album e nuovo passo evolutivo verso un sound sempre più personale che conserva il gusto 60’s dei ma si sposta dalle parti di quelle atmosfere che furono care a nomi come Elvis Costello, Joe Jackson, Undertones degli esordi.
Anche Arctic Monkeys, un po’ del sempre amato rhythm and blues e sapori dal mod revival del 1979 (Jam, Merton Parkas, Secret Affair).
Brani di grande spessore compositivo, splendidi i suoni, grande groove.
Album eccellente (dopo il deludente precedente).

CHILDHOOD - Universal high
Molto bello il nuovo album della band di Brixton.
"Universal high" parla quel linguaggio easy soul caro agli Style Council, Isley Bothers, addirittura Curtis Mayfield.
Un tocco di funk tanto pop e un groove delizioso.

COOKIN ON 3 BURNERS - Lab Experiments Vol.1: Mixin' Il trio australiano firma il quinto album come sempre a base di Hammond Funk (strepitosa la cover strumentale di "Enter Sandman" dei Metallica), tocchi Northern Soul e soul (nei tre brani cantati da altrettante ospiti).
Album fresco e gustoso.

SONGHOY BLUES - Resistance
Poderoso secondo album per la band del Mali. Afro funk, hard prog rock, african soul, reggae, ritmiche travolgenti, brani anfetaminici, chitarre desert, cambi di tempo improvvisi.
In un brano ospitano Iggy Pop !
Notevole, tra i migliori momenti dell'anno.

FREAK ANTONI - Freak Out
“Freak-Out”è l'ultimo Cd di Freak Antoni prodotto da Fabrizio Federighi con al pianoforte la compagna Alessandra Mostacci, che ha composto anche le musiche.
Un Freak inedito o quasi, alle prese con brani malinconici, arrangiati con il solo appoto del piano e di varie basi elettroniche.
Su tutto la sua inconfondibile voce. Ci sono anche le rivisitazioni di "Gelati" e "Sono un ribelle mamma" degli Skiantos e "Una brava ragazza" di Tenco. Un ulteriore rammarico per la prematura scomparsa.

PICKWICK - LoveJoys
Secondo album per la band di Seattle. Soul rock, qualche tocco funk, voce in falsetto, ottimo groove.
Niente di straordinario ma un buon disco "black".

MAGIC CIGARETTES - Cooked up special
Secondo album per la band trentina e convincente immersione in atmosfere 60's che spaziano dal garage alla psichedelia.
Ma è soprattutto un viaggio nel miglior freakbeat tardo 60's tra Creation, Chocolate Watch Band ma con echi West Coast alla Love e un'impronta cupa che rende il tutto piuttosto originale e personale. Il sound è ruvido e aspro soprattutto nel pirotecnico finale di "Panc" che riporta a un mix tra Miracle Workers e primi Dream Syndicate.

MICK JAGGER "England lost" / "Get a grip"
Un singolo a sorpresa con due discreti ma nulla più brani di heavy funk in cui parla dei problemi dell'Inghilterra tra immigrazione, scandali etc etc.
Niente di particolare o di sostanziale: https://www.youtube.com/watch?v=98gj0z0RkXE&list=PL8r1f6KgyXQ-l20LWcIZwJpMUTidnK-WQ&index=1

ASCOLTATO ANCHE :
LITTLE STEVEN (ottimo album di rock soul), SHEER MAG'S (punk acido e voce femminile stridula. Efficace), BROKEN SOCIAL SCENE (pop, rock, wave, tante cose ma non particolarmente interessante), PETER PERRETT (l'ex Only Ones con un album Lou Reediano, non male), WAXATCHEE (cantautorato femminile aspro ma non troppo. Trascurabile), BEDOUINE (di origine siriana, un bel folk pop molto gradevole), LANA DEL REY (se soffrite d'insonnia è l'album ideale per addormentarvi in 5 minuti)

LETTO

IGNAZIO SILONE - Fontamara
Capolavoro della letteratura italiana, stile asciutto e drammatico ma che sa essere ironico e amaramente ilare.
E ci ricorda, in tempi bui in cui qualcuno ha nostalgia di tempi ancora più bui, la vera faccia del fascismo, al servizio dei padroni e dei potenti, a discapito dei poveri e degli ultimi.

GABRIELE FINOTTI - Orzorock XX - 20 edizioni di musica in Trebbia
Per festeggiare i 20 anni di Orzorock, consolidato e mitico festival piacentino che si svolge sulle rive del fiume Trebbia, il suo ideatore guida Gabriele Finotti ne ripercorre la storia, edizione per edizione con dati, dettagli, aneddoti, testimonianza. Ogni riga trasuda passione totale, assoluta, amore per la musica, attraverso spontaneità e urgenza.
Lunga vita !!!

GIL SCOTT HERON - Last Holyday - A memoir
MARCUS BARAM - Gil Scott Heron: Pieces of a man

Due letture "di lavoro" in preparazione alla riedizione di "The bluesologist" su Gil Scott Heron" in uscita a marzo 2018.

VISTO

FANTASTIC NEGRITO - Villa Medicea - Poggio a Caiano (Prato) 17 luglio
I dettagli li potrete leggere nel numero di settembre di Classic Rock Italia.
Per ora posso dire che il concerto di FANTASTIC NEGRITO (Fantastic Negrito) nello splendido scenario della Villa Medicea di Poggio A Caiano (Prato) è stato uno dei più travolgenti e intensi degli ultimi anni. Un mix di Gil Scott Heron, James Brown, Gun Club, Violent Femmes, John Lee Hooker, Skip James, Jack White, Led Zeppelin, Curtis Mayfield, Screaming Jay Hawkins.
....people decides....

KAMASI WASHINGTON - Bologna - Botanique 19 luglio
Spettacolare e spaziale esibizione di KAMASI WASHINGTON in un affollato "Botanique" a Bologna.
Nonostante i prezzi non particolarmente modici (25 euro) sono centinaia e centinaia le persone che accorrono a verificare lo spessore, talvolta discusso, del saxofonista californiano.
In molti lo considerano una nuova stella del jazz, c'è chi lo ha liquidato come manierista e derivativo.
Ebbene io, che so poco di jazz e vado a sensazioni, anima e cuore, sono rimasto estasiato, conquistato, stordito da tanta bellezza.
Non solo estetica, non solo tecnica (musicisti incredibili, Brandon Coleman alle tastiere pauroso, i due batteristi pazzeschi, bravo pure il padre di Kamasi al sax tenore) ma soprattutto emotiva.
Kamasi accentua il lato funk jazz, le ritmiche sono serrate, solo raramente si abbandona a immersioni nello spiritual jazz. Un tripudio di incastri sonori di eccellenza totale.
"Change of the guard" e Rhythm changes" da "The epic" i migliori momenti.
Non concede bis ma va bene così.

FESTIVAL BEAT 1-2 luglio
GRAHAM DAY and the FOREFATHERS ha cancellato tutti (tra brani dei Prisoners come "Love me lies" e "Melanie", di Solarflares come "You want blood" e un finale con una deragliante "Hush"). Suona rauco, duro, minimale, primitivo.
Voce pazzesca, attitudine totale.
ARCHIE & the BUNKERS sono due minorenni che fanno garage punk con tastiera e batteria, coverizzano Dead Boys e Stooges, sembrano gli Screamers o i Suicide in speed e spaccano anche loro.
Gli altri gruppi (dai Mummies ai Rippers): alcuni ottimi altri meno.

SERGIO CAMMARRIERE - Gragnano (PC) 12 luglio
Non ho mai seguito più di tanto la sua carriera (nè la seguirò in futuro) ma il suo concerto con quartetto jazz al seguito è molto piacevole, tra ritmi jazz, samba, latini con una band bravissima che si concede assoli eccellenti.

IN CANTIERE

** Il 20 agosto a PESARO presento i libri su Ray Charles e Paul Weller al Garden Artfest 2017 nel Parco Orti Giuli.
https://www.facebook.com/events/467188636991828/
** Il 28 settembre al Melville di San Nicolò (Piacenza) presentazione "Soul Books" con Eddy Cilìa e Carlo Bordone.
** Il 03 ottobre alla Libreria Irnerio di Bologna presentazione "Soul Books"
** Paul Weller arriva il 10, 11 e 12 settembre a Bologna, Genova, Milano.
** I Madness il 28 ottobre a Bergamo e il 29 a Padova.
** Michael Kiwanuka il 17 novembre a Parma.

E ancora Il Senato che potrebbe tornare live entro la fine dell'anno, la riedizione della biografia su GIL SCOTT HERON a marzo con relativo tour di presentazione, due o tre libri su cui lavorare, un doc film etc etc...stay in touch.

sabato, luglio 29, 2017

La scala inamovibile del Sacro Sepolcro



La fine del mondo è la rubrica domenicale che va ad esplorare i luoghi abbandonati dalla storia, particolari o estremi.
I precedenti post
:
http://tonyface.blogspot.it/search/label/La%20fine%20del%20mondo

A Gerusalemme, appoggiata ad una finestra del Santo Sepolcro, c'è una scala di legno inamovibile.

Non si conosce chi l'abbia messa lì ma le prime notizie della sua presenza risalgono al 1.757 anche se una litografia del 1.728 ce la mostra al solito posto.
Inamovibie perchè nulla si può toccare nel Sacro Sepolcro senza il consenso delle sei correnti religiose che hanno a che fare con l'edificio per non alterare lo STATUS QUO.

Ad esempio ne nacque un conflitto verbale tra la Chiesa Ortodossa Greca e quella Apostolica Armena su chi potesse o dovesse occuparsene.
E'stata brevemente rimossa solo due volte, nel 1997 e nel 2009 ma velocemente rimessa al suo posto all'insorgere di vari problemi e proteste tra le varie correnti religiose.

Classic Rock



Nel nuovo numero di CLASSIC ROCK ho scritto parecchio:

in uno speciale sul PAUL MC CARTNEY solista dei suoi album "Choba CCCP", "Driving rain", "Run devil run", "Flaming pie", "New".
Recensisco poi "CHUCK" di CHUCK BERRY, "Witness" di BENJAMIN BOOKER, "Another summer" dei GOSPELBEACH e la compilation "Chicago play the Stones".
Nella rubrica ROUND UP ITALIA parlo degli album degli Horrible Snack, di Carlo Barbagallo, degli Alley, degli Skom e dei Bang Bang Vegas.

Su LIBERTA' riprendo a scrivere a metà agosto.

venerdì, luglio 28, 2017

Get Back. Dischi da (ri)scoprire



Ogni mese la rubrica GET BACK ripropone alcuni dischi persi nel tempo e meritevoli di una riscoperta.
Le altre riscoperte sono qui:

http://tonyface.blogspot.it/search/label/Get%20Back

ELECTRIC FRANKESTEIN - What me worry?
Un dimenticato album solista di PAOLO TOFANI degli Area che raccoglie nastri incisi qualche anno prima (nel 1972, anno in cui rifiutò l'offerta di Brian Ferry e Brain Eno di unirsi al loro nuovo gruppo, i Roxy Music !!!)).
Paolo suona tutto tra brani acidi e psichedelici, momenti quasi glam e la nota capacità tecnica che ne fa uno dei migliori chitarristi italiani di sempre.
Un album ancora interessante e particolare.

BOBBY KEYS - Bobby Keys
Sax dei Rolling Stones ma anche di John, Ringo e George, Joe Cocker, Clapton, Marvin Gaye, presente alla session del 1974 a L.A. con John Lennon e Paul McCartney.
Una figura di primo piano del classic rock, compagno di vizi di numerose star.
Nel 1972 si concede un album solista e con lui ci sono George Harrison, Ringo Starr, Nicky Hopkins, Eric Clapton, Jack Bruce e probabilmente qualche altro nome eccellente non accreditato.
Lavoro strumentale che spazia tra rock, momenti più soul, un po' di blues, senza mai diventare particolarmente interessante purtroppo e restando in un anonimato "dorato". Giusto una curiosità.

ZOOT MONEY BIG ROLL BAND - Were you there ?
La grande band dei 60s' ha lasciato solo due (pregevoli) album, "It should been me" e "Live at Klook's Kleek", sufficenti a farne uno dei nomi più rappresentativi (con Georgie Fame e Graham Bond) della scena rhythm and blues "bianca" del tempo, seguitissima dai mods.
E' riemerso anni dopo questo altro stupendo live con 19 brani registrati nel 1966 e che coglie al meglio quello che era un concerto della band all'epoca. Un sacco di cover (da Marvin Gay a Ray Charles), qualche originale ma soprattutto una verve e un'energia comune a pochi. Zoot Money furoreggia all'organo, alla voce troviamo spesso Herbie Goins, alla chitarra il giovane Andy Summers, futuro Police.

MICKEY STEVENSON - Here I am
Compositore, dirigente e produttore della Motown (co autore di brani come "Dancing in the streets", "Uptight", "Devil with the Blue Dress On" (che portò al successo Mitch Rider), ""Stubborn Kind of Fellow", nel 1972 si prese la soddisfazione di un album tutto suo. E che album ! Soul di sofisticata fattura, ottima voce, brani di prima qualità (tra cui una versione eccellente di "Rocky Racoon" dei Beatles).
Ottimo e consigliato.

mercoledì, luglio 26, 2017

Astrid Kirchherr with the Beatles - Bologna



Mostra molto bella e imperdibile per ogni fan dei Beatles in scena a Bologna.

Retrospettiva che ripercorre i giorni di Amburgo dei Fab Four (ai tempi Five con Pete Best e Stu Sutcliffe) attraverso gli scatti della fotografa Astrid Kirchherr.

Sguardi adolescenziali, quasi infantili, foto intensissime e commoventi, esaltate dal grande formato e da un'illuminazione riuscitissima.
Stringe il cuore la session scattata nel loft di Stu, fidanzato di Astrid, morto poco tempo prima, con lo sguardo sconsolato di John.
La band e la Kirchherr rimasero legati da profonda amicizia e si ritrovarono spesso insieme. Fu l’unica fotografa ammessa sul set di “Hard Day’s Night” da cui sono prese alcune immagini inedite.

Completa la mostra l'esposizione di alcuni pezzi rarissimi forniti dal collezionista piacentino Alberto Dosi, possessore di oltre 1.000 dischi dei Beatles.

Di Astrid il blog aveva già parlato qui: http://tonyface.blogspot.it/2015/08/astrid-kirchherr.html

Orari
Martedì, Mercoledì, Venerdì, Sabato, Domenica: 11-19
Giovedì: 11-22

Sede
Palazzo Fava
via Manzoni 2, Bologna

Peter Gabriel - s/t (Melt)



Rock goes punk è una rubrica che esplora in una serie di post gli album di gruppi provenienti dal rock (più o meno) classico e che furono influenzati da punk e new wave. Dopo i primi due album solisti di Iggy Pop, "The idiot" e "Lust for life" del 1977 e la trilogia di Lou Reed il 1978 e il 1979 "Street hassle", "Take no prisoner" e "The bells", Marianne Faithfull e "Broken english" Nico e "Drama of exile", John Cale e "Sabotage", "Exposure" di Robert Fripp, "Nadir's Big Chance" di Peter Hammill, tocca oggi al terzo album di PETER GABRIEL, omonimo ma conosciuto come "Melt"

I precedenti post qui:
http://tonyface.blogspot.it/2017/05/iggy-pop-idiot-lust-for-life.html

Se i primi due album solisti dell'ex leader dei Genesis conservavano caratteristiche legate al passato o comunque conformi a sonorità rock più o meno classiche, con il terzo lavoro del 1980 (che ancora una volta non ha titolo anche se è conosciuto come"Melt" e corredato da una sempre stupenda copertina a cura della Hipgnosis) passa a una dimensione più vicina a quanto accade da un po' nella scena musicale internazionale.

Ad aiutarlo il solito Robert Fripp, l'ex sodale Phil Collins, Paul Weller in un brano e uno stuolo di altri collaboratori.

I suoni sono fratelli di certa new wave elettronica e tribale, spesso duri, pulsanti e ossessivi, i testi diventano impegnati (in "Biko" e "Games without frontiers"), il tono generale è moderno e avanguardistico.
Rimarrà il suo capolavoro insuperato.

BIKO
https://www.youtube.com/watch?v=luVpsM3YAgw

NO SELF CONTROL
https://www.youtube.com/watch?v=3yEcTB2va5E

GAMES WITHOUT FRONTIERS
https://www.youtube.com/watch?v=95SWMqzM_Sg

martedì, luglio 25, 2017

Jawbone



Sempre difficile fare un film sul pugilato.
Lo schema è spesso il solito: duri allenamenti e combattimento sanguinoso e grand guignolesco che finisce con il protagonista a pezzi ma vincitore.

Non sfugge alla regola JAWBONE di Thomas Q. Napper e scritto (e interpretato, già attore della serie TV "This is England" e in tanto altro) da Johnny Harris.
Nel film è Jimmy McCabe, ex pugile, una vita rovinata dall'alcool che prova a rientrare nel giro ma trova solo un combattimento clandestino.
Combattendo per ritornare ad essere in forma e contro la dipendenza troverà la vittoria e la forza per provare ad uscire dall'alcolismo.
Film molto crudo, diretto e tipicamente brit.

La colonna sonora di PAUL WELLER, elettronica, cupa e poco orecchiabile si adatta benissimo ai colori lugubri della vicenda.
Consigliato.

https://www.youtube.com/watch?v=ppBlSpdVlEA
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