giovedì, settembre 29, 2016

Get back. Dischi da (ri) scoprire



Ogni mese la rubrica GET BACK ripropone alcuni dischi persi nel tempo e meritevoli di una riscoperta.
Le altre riscoperte sono qui:

http://tonyface.blogspot.it/search/label/Get%20Back

SUICIDE - American supreme
Uno dei più grandi e geniali gruppi della storia che ha inciso quel capolavoro assoluto e pietra miliare di sempre che fu l’esordio omonimo del 1977.
E che è stato, come per tanti altri gruppi (vedi i Television in primis), sia il più grande successo (critico e commerciale) sia una “condanna” che ha finito per oscurare tutto ciò che è venuto dopo.
Come l’album conclusivo del 2002, il quinto, un incredibile viaggio in suoni attuali, dall’hip hop, al funk alla dance music più deviata, trattata nel consueto modo disturbato e disturbante del duo new yorkese.
La voce di Alan Vega declama, stanca ma dura e determinata, sotto Martin Rev gioca con i suoni più moderni, assorbe house e dubstep, techno e dub.
Album ancora sorprendente e in progress.

MARY WELLS - Love songs to the Beatles
Nel 1964 i Beatles dichiararono che Mary Wells era la loro cantante americana preferita e la invitarono ad aprire il loro tour inglese, facendola diventare la prima artista Motown a sbarcare in Uk.
Divennero amici e lei ricambiò incidendo nel 1965 un album dedicato alle canzoni dei Beatles con eccellenti arrangiamenti soul/twist di brani come “Eight days a week”, una sensuale bluesy “He loves you”, le super swing “Can’t buy me love” e “Ticket to ride”, una divertentissima “Please please me”.
Album delizioso.

TONY ALLEN HITS WITH THE AFRICA 70 - Jealousy
Registrato nel 1975 (con anche Fela Kuti al sax e alla voce come guest) consta di solo due lunghissime tracce, ottenute da una jam session, calda e ipnotica in pieno stile afro beat.
Il drumming di Tony Allen si esalta in tutta la sua particolarità.
Interessante (anche se riservato agli appassionati del genere).

TELAIO MAGNETICO - Live 75
Estemporanea esperienza sperimentale che fu attiva solo per alcuni concerti ma non lasciò nulla di registrato in studio.
Unica testimonianza questo album dal vivo dall'impostazione molto free, atmosfere liquide e dilatate, improvvisazioni varie.
Protagonisti Franco Battiato (tastiere), Juri Camisasca (voce), l'ex dei Giganti Mino Di Martino (organo), Terra Di Benedetto (voce), Roberto Mazza (oboe, sax) e l'ex Aktuala, Lino "Capra" Vaccina (percussioni, vibes).
Documento ostico ma interessante.

mercoledì, settembre 28, 2016

Intervista a MICHELE GAZICH



Dopo FEDERICO FIUMANI dei DIAFRAMMA, al giornalista FEDERICO GUGLIELMI, ad OSKAR GIAMMARINARO, cantante e anima degli STATUTO, al presidente dell'Associazione Audiocoop GIORDANO SANGIORGI, a JOE STRUMMER, a MARINO SEVERINI dei GANG, a UMBERTO PALAZZO dei SANTO NIENTE, LUCA RE dei SICK ROSE, LUCA GIOVANARDI e NICOLA CALEFFI dei JULIE'S HAIRCUT, GIANCARLO ONORATO, LILITH di LILITH AND THE SINNERSAINTS, a Lorenzo Moretti, chitarrista e compositore dei GIUDA, il giornalista MASSIMO COTTO, a FAY HALLAM, SALVATORE URSUS D'URSO dei NO STRANGE, CESARE BASILE, MORENO SPIROGI degli AVVOLTOI, FERRUCCIO QUERCETTI dei CUT, RAPHAEL GUALAZZI, NADA, PAOLO APOLLO NEGRI, DOME LA MUERTE, STEVE WHITE, batterista eccelso già con Style Council, Paul Weller, Oasis, Who, Jon Lord, Trio Valore, il bassista DAMON MINCHELLA, già con Paul Weller e Ocean Colour Scene, di nuovo alla corte di Paul Weller con STEVE CRADOCK, fedele chitarrista di Paul, STEFANO GIACCONE, i VALLANZASKA, MAURIZIO CURADI degli STEEPLEJACK e la traduzione di quella a GRAHAM DAY, CARMELO LA BIONDA ai MADS, CRISTINA DONA', TIM BURGESS dei Charlatans, JOYELLO TRIOLO, SIMONA NORATO e la traduzione di un'intervista a RICK BUCKLER, MICK JONES, MONICA FRANCESCHI, SALVO RUOLO, MAURIZIO MOLGORA, PAUL WELLER, I RUDI e Michele MEZZALA Bitossi, IACAMPO, FIVE FACES, Geno De Angelis dei JANE J's CLAN, Stefano Ghittoni dei DINING ROOMS, ANTONIO GRAMENTIERI dei SACRI CUORI, CLAUDIO FUCCI, direttore e responsabile della case editrice VOLOLIBERO, a MILO SCAGLIONI, è oggi la volta di MICHELE GAZICH e di due parole sul suo nuovo splendido album.

Le precedenti interviste sono qua:
http://tonyface.blogspot.it/search/label/Le%20interviste

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MICHELE GAZICH - La via del sale
Gazich è un ARTISTA.
In questa definizione rientra quell'universo di vitalità, energia, sensazioni, creatività, che rende gli uomini migliori.
"La via del sale" è invece il CAPOLAVORO di un ARTISTA.
Un album "serio", mai serioso, colto, competente, curato in ogni dettaglio che si inerpica in un sentiero impervio ma sicuro, che esplora la migliore canzone d'autore italiana, il folk più ricercato, accoglie influenze da ogni angolo del Mediterraneo, e non solo, ma sa guardare anche, con spirito di ricerca, a tante altre sonorità.
Il risultato è affascinante, avvolgente, personale ed unico.

Il video del singolo (con ospite "qualcuno a me famigliare).

https://www.youtube.com/watch?v=EKKjjy0Bvr0

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La tua storia viene da lontano e collega tanti personaggi con cui collabori e hai collaborato.
Anche “La via del sale” parte da lontano e porta lontano, collegando persone e luoghi. Può essere una sorta di metafora della funzione dell’Artista ?


Certamente: ogni canzone reca in calce il luogo dove è stata composta ed ognuna è stata scritta in un luogo diverso.
Tutta la mia vita è viaggio e arte dell'incontro.
Il mio pubblico, all'interno del quale ho incontrato persone che sono diventate amici veri, mi ha dato più di quanto io abbia tentato di dare loro.
Sono grato alla vita e alla mia bizzarra professione/missione!
L'artista: sempre fuori dal sistema (o sopra o sotto): ebreo, zingaro o confessore attraversa tante vite, dà consolazione, ma di rado viene davvero consolato. Anche per questo motivo continua a viaggiare.

Considero “La via del sale”, pur non esplicitandolo mai apertamente, un disco intrinsecamente “politico” perché parla di unione tra le genti, di accoglienza, di luoghi ampi e menti aperte.

E' certamente il mio disco "politico": parla dell'Europa di oggi, dimentica di sé, delle sue radici umanistiche, illuministiche, cristiane.
L'Europa di oggi: un organismo di governo privo d'amore.
Il mio album si rivolge ai morti, ma anche ai vivi che ci porta la corrente...
Io, eterno apolide, porto un cognome fuori posto ovunque.
Quando ero bambino, i compagni di classe ridevano del mio cognome risonante di terre lontane.
Oggi è il passaporto che mi permette di parlare a tanti o forse a nessuno, perché la mia anima è frutto di tanti popoli, di tante culture: turco, slavo, ebreo, italiano, americano, etc...
La canzone politica, non solo italiana, si nutre di luoghi comuni, molto riconoscibili e condivisibili, nei confronti dei quali anche io ho un istintivo apprezzamento e la lacrima scende, ma altro richiedono i tempi tristi in cui viviamo, qualcosa che vada oltre il ricordo delle canzoni politiche dei nostri padri.
Il mio tentativo è stato, in questo album, ma in fondo fin dall'inizio della mia attività di scrittore di canzoni, costruire una nuova canzone politica, che ricercasse "Dio nelle crepe dei centri commerciali" (il verso è tratto da una delle mie prime canzoni, emblematicamente intitolata "Guerra Civile").

Che tipo di pubblico viene ai tuoi concerti ?

Misto, per età, ceto sociale e gusti musicali.
Forse ciò nasce dal violino. Per me è lo strumento della più alta ricerca intellettuale, dei quartetti di Beethoven, ma contemporaneamente strumento popolare, fiddle, strumento zingaro.
Certamente non è, come alcuni dicono, lo strumento del diavolo: a differenza del diavolo, unisce e non divide.

La tua lunga esperienza con Eric Andersen o Michelle Shocked che ti hanno portato in ogni parte del mondo (dal Marocco al Giappone al Senato Spagnolo), ti avrà lasciato anche una grande serie di aneddoti o curiosità da raccontare.
Puoi dirci qualcosa ?


Non dimenticherò mai, ad esempio, la prima volta in cui sono andato a suonare a New York con Eric, al mitico "Bottom Line", oggi chiuso.
Al di là dell'indimenticabile concerto, Eric mi ha raccontato la storia di ogni mattone della sua città, con aneddoti di prima mano riguardanti figure di cui avevo solo precedentemente letto: Da Leonard Cohen a Bob Dylan, da Miles Davis a John Lee Hooker!
D'altra parte Eric è uno che ha condiviso un appartamento al Village con Phil Ochs...
Qualche aneddoto random? La mia collaborazione con Michelle nasce dal fatto che l'ho incontrata casualmente in un treno...
Ci crederesti? Proprio così.
Un anno fa a Vancouver ho suonato con Richard Thompson, uno dei miei miti: quando ho suonato con lui è prevalsa l'ammirazione sull'emozione, incredibilmente: quando Richard accompagnava (!) con la sua mitica chitarra un mio solo, prima di agitarmi, ho pensato innanzitutto che ero fortunato a poter osservare così da vicino le sue mani danzare sulla chitarra.
Al Senato spagnolo portavo le mie canzoni, non ero con i miei celebri amici, ma ero stato invitato a cantare "Il latte nero dell'alba", per la giornata della memoria, la canzone che ho composto per Paul Celan.
Un onore incredibile, ma tutto si è svolto con semplicità: dal contatto per andare a suonarci alla cerimonia (non sarebbe così facile e"pulito" andare a suonare al senato italiano...).
Il Re di Spagna mi ha fatto notare che il tutto lo aveva "gustado muchissimo"!

Si può vivere di musica in Italia ?

Con fatica.
Io ho sempre integrato con la mia attività all'estero.
"Una storia di mare di sangue", il mio album precedente, ha avuto più date all'estero che in Italia!
Non voglio che sia così anche per "La via del sale" e mi sto impegnando per portare il mio messaggio nel mio paese natale...
Ad ogni modo, "vivere di musica", "vivere di arte" non riguarda solo i soldi: è una condizione esistenziale.
E' terribile, come è terribile l'amore.
Ci vuole coraggio, le soglie delle case degli altri diventano la tua casa e sei sempre oggetto, in un'ipotesi ottimistica, dello scherno dei benpensanti; oppure, in un'ipotesi pessimistica, della loro persecuzione.
Questo vuol dire fare arte, fare davvero musica oggi.
La musica, che è stata svenduta, sputtanata, messa nei Juke Box e nei lettori MP3 (epoche diverse, ma è la stessa cosa, anche se a noi vecchi non pare così) rivuole la sua sacralità.
Ha bisogno di persone che rinuncino a tutto per lei, di sacerdoti: gente che vuole tuffarsi nel mistero.
Questo non è facile, non è semplice. Più che vivere "di musica", è difficile vivere "nella musica" in Italia e altrove, oggi...

La domanda immancabile: una lista di album che porteresti sulla solita isola deserta

Ti dico quelli che vedo ora davanti ai miei occhi, accanto al mio tavolo di lavoro:

Claudio Monteverdi: "Il combattimento di Tancredi e Clorinda"
Bob Dylan: "Oh, Mercy"
Johan Sebastian Bach: "Passione secondo Matteo"
John Prine: "John Prine"
Townes Van Zandt: "The late great Townes Van Zandt"
Van Morrison: "No guru, no method, no teacher"
Piero Ciampi: "Piero Ciampi"
Neil Young: "On the beach"
Sofia Karlsson: "Svarta Ballader"
Mary Gauthier: "Mercy Now"
Leonard Cohen: "The future"

Ma ci sarebbe molto di più da mettere in questa lista.
Grazie per le domande, che mi hanno spinto ad osservare e a teorizzare sul senso profondo ci ciò che faccio.

martedì, settembre 27, 2016

Nel ventre della bestia di Jack H Abbott



Libro tremendo, spietato, dove l'orrore non ha mai fine.
Jack H Abbott ci porta nell'infermo delle carceri americane dei 70's dove il prigioniero perde qualsiasi diritto ed è alla completa mercè dei carcerieri aguzzini.
Abbott non fa nulla per migliorare la già precaria situazione, si ribella in continuazione e diventa oggetto di ogni angheria, anche la più estrema, raccontata con spietatezza e dovizia di terribili particolari, tra privazioni sensoriali, torture, fame, sete, abuso indotto di psicofarmaci.

Abbott nel 1977, appreso che lo scrittore Norman Mailer stava lavorando a "The Executioner's Song" un libro basato sulla vicenda della condanna a morte di Gary Gilmore, gli scrisse offrendogli il suo aiuto per spiegargli come la prigionia cambia le persone.
Attraverso una lunga serie di lettere descrisse in maniera drammatica una realtà inconcepibile (a St. Quentin i giovani medici si allenavano lavorando sulle ossa spezzate dei detenuti, venivano sperimentati su di loro farmaci di vario tipo, raffinate forma di trtura psicologica, isolamenti di mesi nel buoi totale etc).

Mailer le fece pubblicare nel 1981 e "Nel ventre della bestia" diventa un best seller e un caso giudiziario, per il quale sono in molti a spendersi per dare ad Abbott una seconda possibilità.
Abbott alla fine venne rilasciato in libertà condizionale nel giugno del 1981. Quaranta giorni dopo Abbott uccide a coltellate un cameriere a New York per un banale alterco.
Datosi alla fuga venne catturato in Louisiana poche settimane dopo; processato, fu condannato a scontare altri 15 anni di prigione.
La mattina del 10 febbraio 2002 si è tolto la vita impiccandosi in cella.

Un lavoro che si affianca in maniera speculare allo splendido "Il vagabondo delle stelle" di Jack London scritto nel 1915 e che, in maniera romanzata ma non troppo (si ispira ad una serie di colloqui con carcerati), narra degli stessi orrori a cui è soggetto un prigioniero che riesce però ad astrarsi e a volare con il pensiero.

Il tempo scende sulla tua cella come il coperchio di una bara in cui sei disteso e che guardi chiudersi lentamente su di te”

“Nessuno si aspetta da me che diventi un uomo migliore in carcere.
E allora perché non dirlo: lo scopo è farmi a pezzi, distruggermi completamente.
Lo scopo è marchiarmi a vita, con il marchio di quella bestia che loro chiamano prigione.
A un uomo, quando viene messo in prigione, è portata via la sua esperienza di società, è portata via l’esperienza di un pianeta vivo di cose viventi”

lunedì, settembre 26, 2016

Musica e droga



In ambito musicale (rock, punk e rap soprattutto) si è parlato spesso molto esplicitamente di droga.

Se ne sono descritti gli effetti (talvolta esaltandoli) e le modalità, da "Heroin" dei Velvet Underground a "Brown sugar" e Sister Morphine" degli Stones a "Cocaine" di JJ Cale a "The needle and the damage done" di Neil Young per citarne alcuni, passando attraverso riferimenti più velati (da "Got to get you into my life" e "Dr Robert" dei Beatles a "Mr.Tamborine man " di Dylan ad esempio).

Quanto certe canzoni possono aver influenzato l'uso delle droghe negli ascoltatori e possono ritenersi "responsabili" ?

domenica, settembre 25, 2016

Damanhur



Damanhur è una comunità etico-spirituale che sorge a Vidracco in Piemonte, a circa 50 km a nord di Torino, nella Valchiusella.
Il capo spirituale, Oberto Airaudi (scomparso nel 2013), vedeva l'essere umano come portatore di una scintilla divina, della quale prendere consapevolezza attraverso la meditazione su di sé e sulla sacralità dell'universo.

La comunità fu fondata nel 1977 ed è costituita da una ventina di abitazioni abitate mediamente da una ventina di persone.
Damanhur possiede aree boschive, agricole (campi coltivati e fattorie), abitazioni, aziende, laboratori artistici, scuole e giornali e altre attività economiche e di servizio e usa al suo interno una moneta alternativa, chiamata "Credito damanhuriano".

Ci sono molte controversie relative alla gestione della comunità, spesso definita come setta e i cui adepti sottostanno (volontariamente) a rigide regole di varia natura.

Uno degli aspetti più interessanti e stupefacenti è il Tempio dell'Umanità, grande costruzione scavata a mano nella roccia, dedicata al Divino contenuto nell'uomo e particolarmente suggestiva.
La comunità si può visitare (a prezzi non propriamente modici, anzi...).

http://www.damanhurwelcome.com/

sabato, settembre 24, 2016

Miglior blog italiano



Domenica 25 settembre, alle ore 15, presso il cinema Sarti di Faenza c'è la consegna delle TARGHE MEI MUSIC LETTER 2016.

Il NOSTRO blog www.tonyface.blogspot.com ha vinto quella del MIGLIOR BLOG ITALIANO.

venerdì, settembre 23, 2016

Elvis & Nixon



Il 21 dicembre del 1970 avvenne uno dei più surreale incontri della storia recente, quando ELVIS PRESLEY decise di fare visita al Presidente degli Stati Uniti, RICHARD NIXON per richiedergli un ruolo da agente della CIA sotto copertura per poter spiare i musicisti rock che stavano portando "droga, comunismo e disordine in patria".

Il film di Liza Johnson ripercorre con dovizia di particolari e citazioni precise quell'evento e lo fa con una maestrìa, una leggerezza e un'ironia esemplari.
Kevin Spacey è un Nixon imbarazzato e imbarazzante, Michael Shannon un fantastico Elvis in stato confusionale che riflette sul suo essere un oggetto di cui tutti si servono e non più un uomo.
Entrambi ci offrono una prestazione superlativa, credibili e perfettamente calati nelle due parti.

Il film è grottesco, esilarante, una commedia POP imperdibile.

Il testo della lettera che Elvis scrisse a Nixon per farsi ricevere (Nixon accettò per il ritorno di immagine che poteva avere tra i suoi elettori più giovani)

“Egregio Sig. Presidente, per prima cosa vorrei presentarmi.
Sono Elvis Presley e La ammiro e ho un grande rispetto per la Suo lavoro.
Ho parlato con il Vice Presidente Agnew a Palm Springs tre settimane fa e ho espresso il mio interesse per il nostro paese.
La cultura della droga, gli hippies, l'SDS (Students For a Democratic Society), le Black Panthers, etc. non mi considerano come un loro nemico o, come lo definiscono loro, 'Il Sistema'.
Io lo definisco America e lo amo.
Signore, io posso e voglio essere di qualsiasi utilità per servire il Paese.
Non ho nessun interesse o motivi se non servire il paese.
Così non desidero che mi venga dato un titolo o una carica ufficiale.
Potrei e farei molto meglio se fossi un agente federale e aiuterò facendo le cose a modo mio, attraverso la comunicazione con le persone di tutte le età.
Prima di tutto e soprattutto, sono un intrattenitore, ma tutto quello di cui ho bisogno sono le credenziali Federali.
Sono su questo aereo con il Senatore George Murphy e abbiamo discusso i problemi che il nostro paese sta affrontando.
Signore, sarò al Washington Hotel, Stanze 505 - 506 - 507.
Ci sono due uomini che lavorano per me i cui nomi sono Jerry Schilling e Sonny West.
Sono registrato sotto il nome di Jon Burrows.
Resterò qui il tempo necessario per avere le credenziali di agente federale.
Ho fatto studi approfonditi sull'abuso di droga e sulle tecniche comuniste di lavaggio del cervello e io sono nella posizione migliore, dalla quale posso e voglio fare il meglio.
Sono felice di aiutare per tutto il tempo che la cosa resterà privatissima.
Mi piacerebbe incontrarLa per salutarLa se non è troppo impegnato”.

giovedì, settembre 22, 2016

Eight days a week di Ron Howard



Difficile dire ancora qualcosa di nuovo sui BEATLES.
Soprattutto dopo le "Anthology" si supponeva che il discorso fosse abbondantemente chiuso.

Ci prova ancora il buon, appassionato e sincero fan, Ron Howard analizzando i "Touring years" quando John, Paul, George e Ringo passavano da un concerto, ad un set fotografico, interviste surreali, ad un'apparizione in TV, ad un nuovo concerto, a una veloce registrazione in studio (la produzione discografica fu spaventosa e incessante).

Lo fa osservando la progressiva perdita dell'innocenza di quattro ragazzi, giovani, freschi, che stavano cambiando il mondo e si ritrovarono in un delirante circo ormai incontrollabile.
La scelta è nota e drastica: lasciarono le scene e si dedicarono alla musica in studio.

Poche le novità (interessante l'episodio, poco noto, al Gator Bowl di Jacksonville, Florida che nel 1964 divenne il suo primo concerto non segregato per precisa volontà dei Beatles che si sarebbero rifiutati di suonare davanti a platee separate di bianchi e neri), rari i filmati e le foto inedite anche se il concerto integrale allo Shea Stadium ripulito dai rumori di fondo e rimasterizzato è fantastico.

Ultima annotazione: incredibile come suonassero e cantassero bene (come nota nel film ELvis Costello) con impianti ridicoli, senza spie e un rumore assordante di fondo.

Ideale per chi dei Beatles conosce poco, apprezzabile dai malati della band alla ricerca di nuove rarissime perle da aggiungere alla collezione, probabilmente inutile per il resto che si ritrova a rivivere una storia già vista mille volte.

martedì, settembre 20, 2016

The Who live a Milano Forum 19 settembre 2016



Io sono un fan degli Who.
Un fan dal 1975, uno dei primi gruppi che ho ascoltato e amato con i Beatles.
Per cui vederli (per la terza volta) dal vivo è stata un'esperienza mistica, che esula dal razionale, che mi porta in viaggio attraverso la mia vita, dall'adolescenza, alla maturità, all'inizio della vecchiaia. A fianco, nelle orecchie, sempre loro e le loro canzoni.

Due ore di show (aperto dai mediocri Slydigs, il rock più conservatore che si possa immaginare), mai una caduta di tono, la voce di Roger potentissima, bluesy, che si permette vocalizzi raffinati, Pete sublime, energico, divertito, comunicativo, ironico (abbozza un po' di parole in italiano), la band che gira a mille con Zak Starkey (che non ho mai amato tanto) che finalmente convince e assume il ruolo di colonna ritmica portante (affiancato dallo stile ineffabile di Pino Palladino e dal prezioso supporto di Simon Townshend e due tastieristi).

"Can't explain" apre, "Kids are alright" si trasforma in ballata, gli occhi si inumidiscono e il cuore batte forte con le immagini di "Quadrophenia" sul maxi schermo.
Bella la versione di "I can see for miles" e grandissima "My generation".
Incerta "Behind blue eyes", bellissima la sequenza di "Quadrophenia" con un "The Rock" che riassume la storia della musica rock mentre sullo schermo scorrono le immagini drammatiche degli ultimi 50 anni.
"Love reign oer me" e Roger asfalta tutto e tutti, in "I'm one" Pete mette a sedere qualsiasi pretendenete al suo trono.
La sequenza di "Tommy" (eccellente "Acid queen") e finale pazzesco con "Baba.o Riley" e "Won't get fooled again".

Il PalaForum gremito ascolta i sentiti e commossi saluti della band che si intrattiene ancora un po' sul palco e se ne va.
Prova di forza, integrità, classe, spessore.
Io sono un fan degli Who.

Can't Explain
The seeker
Who Are You
The Kids Are Alright
I Can See For Miles
My Generation
Behind Blue Eyes
Bargain
Join Together
You Better You bet
5:15
I'm One
The Rock
Love Reign O'er Me
Amazing Journey
The Acid Queen
Pinball Wizard
See Me Feel Me
Baba O' Riley
Won't Get Fooled Again

lunedì, settembre 19, 2016

Il punk e la svastica



Un articolo di Vivien Goldman, giornalista inglese che visse in prima persona la nascita del PUNK, suonò nei Flying Lizard ed ebbe un singolo prodotto da John Lydon, sul Guardian scava in un (breve per fortuna) periodo in cui i punk londinesi si connotarono in maniera estremamente provocatoria attraverso l'uso della SVASTICA NAZISTA.

Per Sid Vicious e Siouxsie e lo stesso Johnny Rotten la svastica fu un accessorio da esibire in pubblico con ovvie reazioni scandalizzate e disgustate, in una Londra che solo 30 anni prima era scampata alla distruzione delle bombe di Hitler e in cui erano moltissimi i reduci da campi di concentramento o comunque dal fronte.

Interessante e paradossale l'episodio in cui Malcom Mc Laren (manager dei Sex Pistols) e Bernie Rhodes (manager dei Clash) ENTRAMBI di ORIGINI EBRAICHE litigarono pesantemente durante il primo festival punk al 100 Club nel 1976 quando Mc Laren incominciò a distribuire bracciali con la svastica ai componenti dei gruppi. Bernie Rhodes gli disse che se avesse visto una svastica in giro i Clash non avrebbero prestato gli strumenti a nessuno degli altri gruppi ! Anche perchè Mick Jones dei Clash è ebreo...

Ovviamente Sid Vicious non aveva nulla a che fare con il nazismo (anche perchè la fidanzata Nancy Spungen era ebrea) e nemmeno certi membri della scena New Yorkese che furono accusati di collezionare materiale nazi, come Joey Ramone, Lenny Kaye, Richard Hell, Chris Stein dei Blondie, tutti di origine ebraica.

L'articolo è più dettagliato e completo e molto curioso:
https://www.theguardian.com/music/2014/feb/27/never-mind-swastikas-secret-history-punky-jews
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